Proclo, Commento al Parmenide II Libro [721.23 – 742.15]

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«Ma dimmi: non ritieni vi sia una certa specie in sé della somiglianza, e a sua volta un’altra opposta a quella ovvero quella della dissomiglianza?» [128 E 6-129]
– Parmenide e il suo pensiero relativo all’Uno-che-è trascendente: è impossibile che la molteplicità non partecipi all’Uno
– Il Numero divino e gli Intelligibili – Amore Noetico e Unità
– Zenone ossia “colui che corregge la moltitudine, guida verso l’intelletto partendo dalla completa assenza di intelletto, e difensore dell’insegnamento del suo Maestro”
– Scoprire in che modo i molti nello stesso tempo sono uno e non sono senza l’Uno al di sopra di loro
– In base allo stesso ragionamento, è impossibile che i principi siano molteplici
– La natura delle Enadi trascendenti – opinioni degli esegeti
– La teoria delle Forme
– τὸ νομίζειν/νόμους
– Somiglianza e Dissomiglianza – inizio dell’indagine
– L’Idea della Somiglianza nel Demiurgo (cf. Timeo)
– Cosmo, Armonia, simile e dissimile
– Simile e Dissimile presso gli Dei Assimilatori
– Le Forme cui appartiene la potenza di rendere simili e dissimili i loro prodotti
– Limite/Illimitato – Simile/Dissimile
– Forme generiche, intermedie e specifiche
– Identità e Somiglianza/ Alterità e Dissomiglianza
– Somiglianza e processione – il giudizio del Demiurgo
– In che senso la dissomiglianza è contraria alla somiglianza
– La quadruplice processione dei contrari: intelletto, anime, cielo e materia
– Contrarietà ed imitazione dei due Principi dopo l’Uno

“Si è dunque dimostrato che simile e dissimile esistono nell’Intelletto; quale sia la loro essenza e quali le loro potenze; quale sia il loro ordine e in che modo siano poste fra le Forme intermedie; che sono inferiori all’identità e all’alterità, e né superiori né identiche a queste ultime; quale rapporto vi sia fra di esse; che la somiglianza sia più divina; e ancora: in che modo si presentano le contrarietà fra gli Intelligibili; quante classi di contrari esistono e per quale ragione; e, per finire, in che senso simile e dissimile sono definiti contrari.”

 

 

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Proclo, Commento al Parmenide, I Libro [688.20 – 722.20]

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Parmenide, per caso, si trovava fuori di casa: mancavano ancora poche righe al termine della lettura, quando lo stesso Pitodoro disse di essere entrato in casa da fuori, e con lui Parmenide e Aristotele, quello che aveva fatto parte dei Trenta, e ascoltarono ancora poche righe al termine della lettura. Per lui non fu così, poiché anche in precedenza aveva ascoltato Zenone. [127 C 6-D 5]
– le Cause più divine non si manifestano agli esseri inferiori
– Esseri di primo, secondo e terzo rango
– τὸ ἐκφαντορικὸν, la classe che rivela gli Esseri superiori
–  “presso i filosofi stessi il più perfetto ed il più potente è anche in grado di portare beneficio ad un maggior numero di uomini”
– la vera guerra contro i giganti, simbolismo della tirannia per le anime
– riepilogo a proposito delle modalità di risalita delle anime

Socrate, dopo che ebbe ascoltato, domandò che fosse letta di nuovo la prima ipotesi del primo discorso, e, una volta che fu riletta, disse: «che senso ha, o Zenone, quello che dici?» [127 D 6-E 1]
– i tre gradi dell’elevazione socratica
– il primo argomento di Zenone, e la prima ipotesi di tale argomento

«Tu dici che se sono molte le cose che sono, esse devono essere simili e anche dissimili, ma che questo è impossibile: non è vero infatti che né è simile ciò che è dissimile, né è dissimile ciò che è simile? Non è così che dici?» «E’ così», disse Zenone. «Dunque, se è impossibile che le cose dissimili siano simili e le cose simili siano dissimili, è impossibile che siano anche molte? Se fossero molte capiterebbe capiterebbe loro di trovarsi in una condizione che è impossibile che si verifichi.» [127 E 1-8]
– contro chi pretende di ricondurre l’argomento alle sottigliezze degli Stoici
– “è impossibile che i molteplici esistano, se sono privi dell’uno”

«E’ questo che vogliono dire i tuoi discorsi, vale a dire non fare niente altro se non sostenere, andando contro ogni affermazione che viene fatta, che non esiste la molteplicità? E pensi forse che ciascuno dei tuoi discorsi rappresenti per te una prova a favore di tali asserzioni, sicché anche ritieni che tante sono le prove che sei in grado di fornire quanti sono i discorsi che hai scritto riguardanti la non esistenza della molteplicità? Dici così o io non intendo correttamente?» «No», disse Zenone, «ma hai compreso bene quello che complessivamente intendevo dire nel mio scritto». [127 E 8-128 A 3]
– una regola per coloro che vogliono sollevare delle aporie contro gli Antichi
– la lotta contro la molteplicità
– ciò che è proprio della potenza della scienza
– analogia con gli Esseri divini: “l’Essere permane in quiete unito all’Uno, mentre l’Intelletto vitale e la Potenza intellettiva della Vita procedono verso la molteplicità, e, inversamente, riconducono la molteplicità all’unità”

«Capisco Parmenide», disse Socrate, «che il nostro Zenone non solo vuole, sopra ogni altra cosa, stringersi in vincolo di amicizia con te, ma anche con il tuo scritto. Ha scritto le stesse cose, per un certo verso, che hai scritto tu, anche se, cambiando qualche particolare, tenta di ingannarci, come se avesse detto qualcosa di diverso». [128 A 4-8]
– l’ordine dell’ascesa in base alle dottrine dei Teologi
– i due generi della dialettica
– l’unità indicibile, l’amicizia e la vita pitagorica

«Tu nei tuoi versi affermi che il tutto è uno, e di queste affermazioni fornisci delle prove valide e plausibili: costui a sua volta dice che i molti non esistono, e anch’egli fornisce moltissime prove e di considerevole ampiezza. Poiché uno di voi afferma che il tutto è uno, e l’altro nega l’esistenza dei molti, e poiché l’uno e l’altro parlate in modo da sembrare di non aver detto le stesse cose, mentre press’a poco le avete dette, mi sembra che le cose che avete detto siano dette per superare l’intelligenza di noi altri». [128 A 8-B 6]
– l’Uno, l’Essere e i molti
– l’Uno e la Monade dell’Essere
– iniziazione preliminare e iniziazione completa, Zenone e Parmenide
– “ogni divinità imita il Tutto: ora, nel Tutto le apparenze sono immagini delle cose nascoste, e non vi è nessuna di queste apparenze che non comporti un’immagine o un simbolo degli Intelligibili”
– l’unione degli uomini divini
– “nel caso degli Dei la loro unità è indivisibile e non coglibile, così nel caso degli uomini divini”

«Sì», disse Zenone, «o Socrate. Tu però non hai capito in ogni sua parte il vero spirito del mio scritto» [128 B 7-8]
– coordinazione fra le Monadi e ogni molteplicità
– “non vi è nulla di più divino dell’unità se non l’Uno stesso”: l’Uno e le Enadi
– l’Enade coordinata e quella trascendente, il legame delle forme molteplici
– totalità non partecipabile e totalità partecipabile
– l’Essere che trascende tutti gli esseri e la molteplicità degli Enti Noetici
– l’Uno-che-è, il Focolare dell’Essere e l’Essere nascosto
– l’Uno-che-è precede la molteplicità: prove logiche, prove fisiche, prove teologiche
– confutazione ed elevazione dei molti all’Uno che è nei molti fino all’Uno trascendente
– l’Uno e la Diade

«Eppure, come le cagne della Laconia, vai alla ricerca e ti metti sulle tracce delle cose dette.» [128 B 8-C2]
– spiegazione del simbolismo: il filosofo e la caccia all’Essere
– la struttura di ogni Triade

«Ma prima di tutto ti sfugge questo, che la mia opera non vuole affatto pretendere di essere scritta e concepita come tu dici, nascondendosi agli uomini, come se realizzasse un qualcosa di grande. Tu hai citato una coincidenza che si è verificata per puro caso» [128 C 2-6]
– i due discorsi e le due Enadi
– dalla molteplicità alle Enadi partecipate fino alle Cause trascendenti: metodo di ascesa

«In realtà quest’opera desidera venire in soccorso al discorso di Parmenide contro quanti tentano di metterlo in ridicolo come in una commedia, dicendo che se il tutto è uno, accade che derivino al discorso molte conseguenze ridicole e a quello opposte». [128 C 6 D 2]
– λόγον e γράμματα
– “tutto ciò che è ridicolo è il brutto in quanto debole”: coloro che si dirigono verso la molteplicità
– Piccoli e Grandi Misteri

«Pertanto questo scritto si oppone a quanti affermano la molteplicità, e con altrettanti e molto più numerosi argomenti ribatte alle loro tesi, per dimostrare che la loro ipotesi della molteplicità è ancor più ridicola di quella dell’unità, se si potesse adeguatamente esaminarla». [ 128 D 2-6]
– presso gli Dei τὸ φρουρητικὸν γένος, negli intelletti τὸ ἄχραντον εἶδος, nelle anime τὸ ἀμυντικόν

«Proprio per questa mia inclinazione alla polemica, quando ero giovane scrissi quest’opera e, una volta che fu scritta, qualcuno me la rubò, sicché non mi fu possibile decidere se essa dovesse o no vedere la luce». [128 D 6-E 1]
– temi relativi all’etica
– il furto e la comunicazione di certi beni divini
– Intelletto trascendente e Intelletto partecipabile
– la potenza che difende i pensieri divini e mantiene vicini ai beni olimpici

«Su questo punto, dunque, ti sbagli o Socrate, pensando che sia stata ispirata non dall’inclinazione alla polemica di un giovane, ma dall’ambizione presuntuosa di un vecchio: dopodiché, come ho detto, non l’hai rappresentata male». [128 E 1-4]
– “è far mostra di ambizione, quando non vi è nulla da aggiungere, il voler parlare e scrivere sugli stessi temi che hanno trattato gli Antichi.”
– analogie: l’Uno che è nei molti è un’immagine di quello che è anteriore ai molti

«Accolgo la tua replica», disse Socrate, «e credo che le cose stiano come dici». [128 E 5-6]
– ciò che è in altro viene in essere a partire da ciò che è eternamente in se stesso
– preparazione alle aporie di Socrate

FINE PRIMO LIBRO

 

 

Proclo, Commento al Parmenide, I Libro [668.30- 688.20]

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«Ma io» risposi, «sono qui proprio per questo motivo, per chiedervi un favore».
«Puoi esporre la tua richiesta», disse. [126 A 5-7]
– Come devono essere le anime che vogliono elevarsi

Ed io: «come si chiamava quel vostro fratello da parte di madre? Non ricordo. Era solo un bambino, quando per la prima volta mi stabilii qui da Clazomene: ma da allora è ormai trascorso molto tempo.» [126 B 1-4]
– La storia della famiglia
– Analogia con le Realtà: γνῶσις, πέλασις, ἕνωσις
– Come le anime possono riunirsi all’oggetto del loro desiderio/conoscenza

«Il nome del padre, mi sembra, era Pirilampe».
«Certamente», rispose.
«E lui?»
«Antifonte. Ma perché ti interessa così tanto?» [126 B 4-7]
– L’attività degli esseri automotori

«Costoro», dissi io, «sono miei concittadini, filosofi senza dubbio, e hanno sentito dire che questo Antifonte si è incontrato molte volte con un certo Pitodoro, discepolo di Zenone, e ricorda, per averli spesso ascoltati da Pitodoro, i discorsi che allora Socrate, Zenone e Parmenide avevano tenuto». [126 B 8-C 3]
– Auriga e potenze di secondo grado nelle anime
– L’ordine dei personaggi: analogie
– I Logoi Divini

«Quello che dici è vero», disse.
«Proprio questi discorsi», dissi, «chiediamo di ascoltare».
«Ma non è una cosa difficile», rispose. «Era ancora un giovanetto, e già rifletteva assai attentamente intorno a tali questioni, mentre ora, come il nonno suo omonimo, trascorre la maggior parte del suo tempo dedicandosi all’equitazione. Ma se proprio si deve, andiamo da lui: un momento fa è andato via di qui e sta andando a casa: abita qui vicino, in Melite». [126 C 4-10]
– Come le anime godono direttamente dei Daimones e cosa ne deriva per esse
– A proposito dei “θείους δαίμονας”
– Dei, Angeloi e Daimones
– Poseidone e i Daimones
– L’anima che passa dalle immagini ai Modelli
– I giovani e l’insegnamento della filosofia

Dopo queste parole ci mettemmo in strada, e trovammo Antifonte in casa, mentre stava consegnando ad un fabbro una briglia da riparare: non appena si liberò da quell’uomo, i fratelli gli spiegarono il motivo per cui eravamo venuti, e fu così che mi riconobbe dal mio precedente soggiorno e mi salutò con affetto. [127 A 1-5]
– Lo stile contribuisce al fine del dialogo
– Le considerazioni etiche che si deducono dal passo
– Considerazioni fisiche deducibili dal passo
– Considerazioni teologiche deducibili dal passo – la risalita delle anime e la partecipazione ai beni demonici e divini

Quando noi gli chiedemmo che ci esponesse quei discorsi, in un primo tempo si mostrò esitante – diceva infatti che si trattava di un’opera assai ardua – ma in un secondo tempo cominciò ad esporli. [127 A 5-7]
– Conoscenza, desiderio: “è in ciò che consiste il racconto: uno svelamento ed una rivelazione di ciò che è nascosto, ed una perfezione elevante donata alle anime dai Daimones divini.”
– L’opera più ardua ed i discorsi epoptici

Antifonte prese a dire come Pitodoro gli aveva raccontato di Zenone e Parmenide che una volta erano venuti alle Grandi Panatenee. [127 A 7-B 1]
– Virtù ed imitazione
– La molteplicità e la riunificazione presso la Causa divina – l’esempio delle Panatenee

Parmenide era già assai vecchio, i capelli completamente bianchi, l’aspetto bello e nobile, e si trovava intorno ai sessantacinque anni [127 B 1-3]
– Analogie deducibili dal passo

Zenone allora era vicino ai quaranta anni, alto di statura ed elegante a vedersi, e si diceva che fosse stato il giovane amico di Parmenide. [127 B 4-6]
– Analogie deducibili dal passo

Disse che costoro avevano alloggiato presso Pitodoro, fuori delle mura, nel Ceramico. [127 B 6-C 1]
– Il ruolo degli Angeloi
– “i Pitagorici consigliavano di evitare le strade ampie”

Lì era giunto Socrate, e insieme a lui molte altre persone, tutte desiderose di ascoltare la lettura dell’opera di Zenone – allora, per la prima volta da quelli il libro fu portato qui fra noi. In quel tempo Socrate era assai giovane. Fu lo stesso Zenone a leggere il libro. [127 C 1-6]
– La giovane età di Socrate, il suo ruolo di guida – analogie con gli Dei
– Lo scritto ed il peplo in onore della Dea
– I modi in cui gli Dei si rivelano per gradi

Teologia Platonica- Libro V, capitoli 37-40

Sintesi e analisi della Teologia Platonica del divino Proclo.

Libro V, capitolo 37
“Come Platone ha tramandato nel Parmenide la sommità degli Dei Intellettivi.”

Libro V, capitolo 38
“Come Parmenide ha rivelato l’ordinamento intermedio dell’ambito intellettivo e attraverso quali segni specifici.”

Libro V, capitolo 39
“Come Parmenide definisce il terzo ordinamento degli Intellettivi e attraverso quali proprietà specifiche.”

Libro V, capitolo 40
“Esposizione complessiva della teoria concernente la ebdomade intellettiva a partire dalle conclusioni del Parmenide.”

Teologia Platonica- Libro IV, capitoli 27- 39

Sintesi e analisi della Teologia Platonica del divino Proclo.

 

Libro IV, capitolo 27

“Come nel “Parmenide” Platone rivela gli ordinamenti Intelligibili- Intellettivi a partire dagli Intelligibili, e quale è il carattere comune e quale quello differente della dottrina teologica che li concerne.”

Libro IV, capitolo 28

“Come il numero intelligibile-intellettivo è proceduto dagli Intelligibili e in che cosa differisce dalla molteplicità intelligibile.”

Libro IV, capitolo 29

“Come il numero divino ha messo in ordine tutti gli enti, e quali sono le potenze insite in esso che vengono tramandate in modo simbolico a partire dalla divisione del numero.”

Libro IV, capitolo 30

“Come Parmenide ha tramandato il carattere specifico femminino e generatore nei discorsi concernenti il numero.”

Libro IV, capitolo 31

“Come potremo scoprire la divisione triadica della sommità degli Intelligibili-Intellettivi negli insegnamenti che sono stati tramandati a proposito del numero.”

Libro IV, capitolo 32

“Riflessione sulla questione se bisogna considerare il numero prima del Vivente-in-sé, oppure nel Vivente-in-sé, oppure dopo il Vivente-in-sé.”

Libro IV, capitolo 33

“Da dove Parmenide incomincia i suoi ragionamenti sul numero e fino a che punto procede, e come rivela i differenti ordinamenti insiti in esso.”

Libro IV, capitolo 34

“Quale è il carattere inconoscibile nei numeri divini, quale quello che eleva, quale quello generatore, e richiami a queste considerazioni tratti da quanto Platone ha affermato su questi numeri altrove.”

Libro IV, capitolo 35

“Come Parmenide tramanda l’ordinamento intermedio delle entità intelligibili-intellettive riferendosi all’ “uno”, all’ “intero” e al “limitato”, e quali sono i loro caratteri specifici.”

Libro IV, capitolo 36

“Da dove Parmenide incomincia i suoi ragionamenti su questo ordinamento e fino a quale procede, e come rivela le tre Monadi in esso insite, in accordo con quanto viene affermato su di esse nel Fedro.”

Libro IV, capitolo 37

“Come Parmenide tramanda il terzo ordinamento delle entità intelligibili-intellettive e come rivela il suo carattere specifico di perfezionatore e al contempo la sua divisione triadica.”

Libro IV, capitolo 38

“Richiamo, tratto dalle conclusioni del “Parmenide”, a quale sia l’unità delle tre Triadi intelligibili-intellettive.”

Libro IV, capitolo 39

“Quali sono le dottrine teologiche che potremmo trarre attraverso l’ordine delle conclusioni tramandate dal “Parmenide” nei ragionamenti concernenti gli Dei Intelligibili-Intellettivi.”

Teologia Platonica- Libro I, capitoli 6- 12

Sintesi e analisi della Teologia Platonica del divino Proclo.

Libro I, capitolo 6

“Critica rivolta a chi ricava la Teologia platonica mettendola insieme a partire da più dialoghi, critica in base alla quale si considera negativamente la dottrina teologica così ricavata in quanto parziale e frammentaria.”

Libro I, capitolo 7

“Superamento della suddetta critica, in quanto si fa risalire al solo “Parmenide” l’intera verità sugli Dei in Platone.”

Libro I, capitolo 8

“Esposizione delle differenti opinioni sul “Parmenide” e classificazione delle critiche che si possono rivolgere a tali opinioni.”

Libro I, capitolo 9

“Confutazione di coloro che dicono che il “Parmenide” ha carattere logico e che sostengono la tesi che la sua materia sia trattata con un argomentare dialettico attraverso le comuni opinioni.”

Libro I, capitolo 10

“In cosa hanno ragione coloro che dicono che le ipotesi del “Parmenide” concernono i principi insiti negli enti e quali considerazioni si devono aggiungere a quelle che essi fanno, alla luce della dottrina trasmessaci direttamente dal nostro maestro.”

Libro I, capitolo 11

“Più dimostrazioni relative alle conclusioni della seconda ipotesi e alla sua divisione, che è conforme agli ordinamenti divini.”

Libro I, capitolo 12

“Gli scopi delle ipotesi, i quali mostrano la loro reciproca connessione e l’accordo con le realtà effettive.”