Commento al Timeo – I Libro, I parte

Sintesi- analisi del Commento al Timeo del divino Proclo.

Ricapitolazione della Repubblica

– μᾶλλον δέ, εἰ μή τί σοι χαλεπόν, ἐξ ἀρχῆς διὰ βραχέων πάλιν ἐπάνελθε αὐτά, ἵνα βεβαιωθῇ μᾶλλον παρ᾽ἡμῖν. “Anzi, se per te non è una seccatura, riprendi nuovamente in breve dal  principio queste cose, perché si consolidino maggiormente in noi.

– χθές που τῶν ὑπ᾽ ἐμοῦ ῥηθέντων λόγων περὶ πολιτείας ἦν τὸ κεφάλαιον οἵα τε καὶ ἐξ οἵων ἀνδρῶν ἀρίστη κατεφαίνετ᾽ ἄν μοι γενέσθαι. “Ieri il punto principale dei miei discorsi sullo Stato riguardava il come deve essere e da quali uomini deve essere costituito per sembrarmi il migliore.

– καὶ μάλα γε ἡμῖν, ὦ Σώκρατες, ῥηθεῖσα πᾶσιν κατὰ νοῦν. “e ci è senz’altro sembrato, Socrate, che tu ne parlassi con intelligenza.

– ἆρ᾽ οὖν οὐ τὸ τῶν γεωργῶν ὅσαι τε ἄλλαι τέχναι πρῶτον ἐν αὐτῇ χωρὶς διειλόμεθα ἀπὸ τοῦ γένους τοῦ τῶν προπολεμησόντων; “dunque innanzi tutto non separammo in esso la classe dei contadini e di tutte le altre arti/mestieri da quella dei difensori dello Stato?”

– καὶ κατὰ φύσιν δὴ δόντες τὸ καθ᾽ αὑτὸν ἑκάστῳ πρόσφορον ἓν μόνον ἐπιτήδευμα, μίαν ἑκάστῳ τέχνην, τούτους οὓς πρὸ πάντων ἔδει πολεμεῖν, εἴπομεν ὡς ἄρ᾽ αὐτοὺς δέοι φύλακας εἶναι μόνον τῆς πόλεως, εἴτε τις ἔξωθεν ἢ καὶ τῶν ἔνδοθεν ἴοι κακουργήσων, δικάζοντας μὲν πρᾴως τοῖς ἀρχομένοις ὑπ᾽ αὐτῶν καὶ φύσει φίλοις οὖσιν, χαλεποὺς δὲ ἐν ταῖς μάχαις τοῖς ἐντυγχάνουσιν τῶν ἐχθρῶν γιγνομένους. “Ed assegnando secondo natura ciò che più si addice a ciascuna classe, vale a dire un’unica mansione ed un’unica arte  per ciascuna, dicemmo che coloro che dovevano combattere per tutti dovevano essere solo guardiani della città, sia che qualcuno venisse a saccheggiarla dall’esterno o anche dall’interno, giudicando da un lato con benevolenza i loro sottoposti ed amici naturali, ma diventando ostili nelle battaglie con i nemici che incontrassero.”

– φύσιν γὰρ οἶμαί τινα τῶν φυλάκων τῆς ψυχῆς ἐλέγομεν ἅμα μὲν θυμοειδῆ, ἅμα δὲ φιλόσοφον δεῖν εἶναι διαφερόντως, ἵνα πρὸς ἑκατέρους δύναιντο ὀρθῶς πρᾷοι καὶ χαλεποὶ γίγνεσθαι. “Dicevamo, io credo, che l’anima dei guardiani doveva essere per natura  particolarmente veemente ed amante della sapienza ad un tempo, perché potessero diventare a buon diritto nei confronti degli uni e degli altri rispettivamente benevoli ed ostili.”

– τί δὲ τροφήν; ἆρ᾽ οὐ γυμναστικῇ καὶ μουσικῇ μαθήμασίν τε ὅσα προσήκει τούτοις, ἐν ἅπασι τεθράφθαι; “E l’educazione? Non dovevano essere allevati nella ginnastica e nella musica e in tutte le discipline che si addicessero loro?”

– τοὺς δέ γε οὕτω τραφέντας ἐλέχθη που μήτε χρυσὸν μήτε ἄργυρον μήτε ἄλλο ποτὲ μηδὲν κτῆμα ἑαυτῶν ἴδιον νομίζειν δεῖν “Si disse che quelli che venivano allevati in questo modo non dovessero ritenere né l’oro né l’argento né alcun altro bene come loro proprio”

– ἀλλ᾽ ὡς ἐπικούρους μισθὸν λαμβάνοντας τῆς φυλακῆς παρὰ τῶν σῳζομένων ὑπ᾽ αὐτῶν, ὅσος σώφροσιν μέτριος, ἀναλίσκειν τε δὴ κοινῇ καὶ συνδιαιτωμένους μετὰ ἀλλήλων ζῆν, ἐπιμέλειαν ἔχοντας ἀρετῆς διὰ παντός, τῶν ἄλλων ἐπιτηδευμάτων ἄγοντας σχολήν. “ma, in qualità di difensori dello stato ricevessero da quelli che erano da loro difesi un compenso per la loro custodia, commisurato alle esigenze di persone moderate, e lo spendessero in comune e vivessero gli uni con gli altri, avendo soprattutto cura della virtù e non occupandosi delle altre questioni.”

– καὶ μὲν δὴ καὶ περὶ γυναικῶν ἐπεμνήσθημεν, ὡς τὰς φύσεις τοῖς ἀνδράσιν παραπλησίας εἴη συναρμοστέον, καὶ τὰ ἐπιτηδεύματα πάντα κοινὰ κατά τε πόλεμον καὶ κατὰ τὴν ἄλλην δίαιταν δοτέον πάσαις. “E facemmo anche menzione delle donne, sostenendo che le loro nature dovessero armonizzarsi a quelle degli uomini fino a diventare loro somiglianti, e a tutte loro si dovessero assegnare le stesse mansioni degli uomini riguardanti la guerra ed il resto della vita.”

– τί δὲ δὴ τὸ περὶ τῆς παιδοποιίας; ἢ τοῦτο μὲν διὰ τὴν ἀήθειαν τῶν λεχθέντων εὐμνημόνευτον, ὅτι κοινὰ τὰ τῶν γάμων καὶ τὰ τῶν παίδων πᾶσιν ἁπάντων ἐτίθεμεν, μηχανωμένους ὅπως μηδείς ποτε τὸ γεγενημένον αὐτῶν ἰδίᾳ γνώσοιτο, νομιοῦσιν δὲ πάντες πάντας αὐτοὺς ὁμογενεῖς, ἀδελφὰς μὲν καὶ ἀδελφοὺς ὅσοιπερ ἂν τῆς πρεπούσης ἐντὸς ἡλικίας γίγνωνται, τοὺς δ᾽ ἔμπροσθεν καὶ ἄνωθεν γονέας τε καὶ γονέων προγόνους, τοὺς δ᾽ εἰς τὸ κάτωθεν ἐκγόνους παῖδάς τε ἐκγόνων;
ναί, καὶ ταῦτα εὐμνημόνευτα ᾗ λέγεις. “E riguardo alla procreazione dei figli? Ma questa cosa, per la novità delle cose dette, è facile da ricordare, e cioè che abbiamo stabilito che tutto fosse comune a tutti, matrimoni e figli, facendo in modo che nessuno fosse mai in grado di riconoscere il proprio figlio, e tutti  pensassero di essere tutti consanguinei, sorelle e fratelli quanti sono generati nei limiti di una stessa età, padri e padri dei padri quelli già avanti negli anni e più anziani, figli e figli dei figli i più giovani? – Sì, come dici, anche queste cose sono facili da ricordare.”

– ὅπως δὲ δὴ κατὰ δύναμιν εὐθὺς γίγνοιντο ὡς ἄριστοι τὰς φύσεις, ἆρ᾽ οὐ μεμνήμεθα ὡς τοὺς ἄρχοντας ἔφαμεν καὶ τὰς ἀρχούσας δεῖν εἰς τὴν τῶν γάμων σύνερξιν λάθρᾳ μηχανᾶσθαι κλήροις τισὶν ὅπως οἱ κακοὶ χωρὶς οἵ τ᾽ ἀγαθοὶ ταῖς ὁμοίαις ἑκάτεροι συλλήξονται, καὶ μή τις αὐτοῖς ἔχθρα διὰ ταῦτα γίγνηται, τύχην ἡγουμένοις αἰτίαν τῆς συλλήξεως; “Perché diventassero direttamente, nei limiti del possibile, migliori per le loro nature, non ci ricordiamo di aver detto che i magistrati uomini ed i magistrati donne dovessero, negli accoppiamenti dei matrimoni, tramare di nascosto con certi sorteggi, in modo che dopo aver separato i buoni dai malvagi, gli uni e gli altri si unissero con i loro simili, e non provassero invidia per questa ragione, attribuendo la causa dell’unione alla sorte?”

– καὶ μὴν ὅτι γε τὰ μὲν τῶν ἀγαθῶν θρεπτέον ἔφαμεν εἶναι, τὰ δὲ τῶν κακῶν εἰς τὴν ἄλλην λάθρᾳ διαδοτέον πόλιν “E non dicevamo che soltanto i figli dei buoni dovevano essere educati, mentre i figli dei cattivi si dovevano distribuire di nascosto in un’altra parte della città?”

– ἐπαυξανομένων δὲ σκοποῦντας ἀεὶ τοὺς ἀξίους πάλιν ἀνάγειν δεῖν, τοὺς δὲ παρὰ σφίσιν ἀναξίους εἰς τὴν τῶν ἐπανιόντων χώραν μεταλλάττειν; “Questi ultimi, tenuti sotto costante osservazione durante la loro crescita, si dovevano di nuovo ricondurre fra i buoni se fossero diventati degni, sostituendoli con quelli che presso di loro fossero diventati indegni.”

– ἆρ᾽ οὖν δὴ διεληλύθαμεν ἤδη καθάπερ χθές, ὡς ἐν κεφαλαίοις πάλιν ἐπανελθεῖν, ἢ ποθοῦμεν ἔτι τι τῶν ῥηθέντων, ὦ φίλε Γίμαιε, ὡς ἀπολειπόμενον; “Abbiamo ormai passato in rassegna la discussione così come si è svolta ieri, per quanto si può riassumere per sommi capi, oppure avvertiamo l’esigenza di ricordare ancora qualcuna delle cose dette, caro Timeo, come se l’avessimo tralasciata?”

 

 


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