Haloa

 Haloa

“O stagione più bella e più sacra di tutto l’anno (τροπὴ nel senso di Solstizio), in cui Demetra e Bacco, (che rappresentano) i prodotti scelti della terra, si trovano insieme. Demetra ha già faticato nelle aie e sta portando a termine il Suo lavoro, mentre (Bacco) inizia prima che Lei finisca e fa sì che il Suo dono (la vite) segua quello di Lei. Onore a Coloro che concedono la vita, che hanno assegnato in sorte un solo periodo dell’anno.”

Conosciamo la data esatta grazie a Fozio: il ventisei del mese Poseideon; “è una festa Attica. Filocoro dice che fu chiamata così dal fatto che gli uomini in quei giorni trascorrevano molto tempo nelle aie (halos)” oppure, secondo Pausania Atticista, “si divertivano nelle aie in quella festa”; un’altra etimologia- una delle pià probabili- potrebbe risalire ad ἀλωή, giardino, campo coltivato, vigna. (Phot. α 1080; Suda s.v. Ἁλῶα; Filocoro FGrH 328 F83; Paus. Att. a.76 Erbse). Si tiene solo ad Eleusi ma pare coinvolgere la popolazione su larga scala, e un’iscrizione ricorda i sacrifici tradizionali a Demetra e Kore e agli altri Dei, offerti dal demarco di Eleusi in occasione di varie festività eleusine: Kalamaia, Khloeia e, appunto, Haloeia. (IG II2 949) Contata fra “i piaceri cittadini” insieme a Dionysia, Apatouria e Thesmophoria- non è quindi da escludere che banchetti e gai simposi si tenessero un po’ ovunque “durante le Haloa della Dea”. (Alciph. 2. 37.1)

 

Tutte le fonti sono d’accordo nell’affermare che si tratta di una festa dedicata principalmente a Demetra e Dioniso, ma anche a Kore e Poseidone; ([Dem.] 59 Neaera 116-17; IG 22 949. 6-8, 34-5, 1299. 9-10, 22-4; Him. Or. 8. 3) e Luciano afferma: “è una festa ateniese che contiene misteri di Demetra, Kore e Dioniso, sul potare le viti e sull’assaggiare il vino già preparato, che ha luogo ad Atene, in cui essi mostrano cose che assomigliano ai  genitali maschili, a proposito dei quali essi narrano che vennero in uso come un’assicurazione per la procreazione umana, perché Dioniso, donando il vino, ha provveduto a fornire questa sostanza che è un incitamento all’unione.” Segue poi narrando lo stesso aition delle Dionysia rurali a proposito dell’uccisione di Icario ad opera dei pastori, dei falli eretti e del responso dell’Oracolo: “questa festa è un ricordo della loro sofferenza.” Questo ha fatto presupporre la presenza di phallophorie anche in questa circostanza, in particolare durante la notte in cui le donne celebrano separatamente- il che non sarebbe del resto in contrasto nè con lo spirito generale del mese, nè con il fatto che le Dionysia rurali, che prevedono appunto una processione fallica, possano cadere in qualsiasi periodo del mese stesso. (Luciano Dial. Meret. 7, ed. Rabe, p. 279-280; cfr. nota sulle Dionysia Rurali)

 

Uno dei momenti più importanti della festa è ricordato dal celebre scolio a Luciano: “molto vino veniva raccolto e le tavole erano cariche di tutti i cibi che vengono dalla terra e dal mare, a parte quelli proibiti durante i Misteri, intendo il melograno, la mela e il pollame domestico, e le uova e la triglia rossa, i gamberi e il  pescecane. Gli Arconti preparano le tavole e lasciano le donne all’interno, loro si ritirano e rimangono all’esterno, facendo una dichiarazione a quelli che sono presenti, ossia che i cibi civili furono scoperti da loro (dagli Eleusini) e da loro condivisi con il resto dell’umanità. E sulle tavole ci sono torte modellate a forma di organi sessuali. Il nome Haloa è dato alla festa a causa del frutto di Dioniso, perché la maturazione della vigna è detta Haloai.” (schol. Luc. Dial. VII, 4) Probabilmente questa parte della festa, in cui le donne festeggiano da sole, è la pannychis che segue la processione da Athene verso Eleusi (Alciphr. 4. 6. 3) Diversi vasi mostrano scene di donne e falli: nel più noto esemplare, una donna versa qualcosa su quattro falli eretti e piantati nel terreno; in un altro, un fallo di grandi dimensioni è portato da una donna nuda, e in un altro ancora, un fallo viene posto in posizione eretta nel terreno da due donne, di cui una nuda (ARV2 1137. 25; ARV2 551. 10; ARV 1565. 1)-  è evidente l’analogia fra questi falli piantati nel terreno e i piccoli germogli dei cereali e delle piante che spuntano dalla terra: questo infatti non è il mese di Poseidone in quanto signore del mare, ma in quanto signore delle acque sotterranee (Poseidone Khamaizelos, per essere precisi) che nutrono i semi appena seminati nei mesi precedenti. Chi conosce il ritmo delle stagioni in Ellade, saprà che in questo periodo dell’anno, cresce una tenera erba- i verdissimi germogli invernali del nostro signore Dioniso…

 

Durante il banchetto notturno “tutte le donne si scambiano scherzi (paidiai) e beffe (skommata) e dicono le une alle altre cose rudi e poco rispettose (cfr. la pratica dell’ aischrologia già incontrata durante altre importanti feste dedicate alla Madre), e le sacerdotesse di nascosto si avvicinano alle donne e sussurrano nelle loro orecchie a proposito della klepsigamia (amore illecito)” Ovviamente tutto questo non ha nulla a che vedere con la volgarità gratuita e la prostituzione- sebbene questa festa fosse giustamente celebrata anche dalle donne meno rispettabili in compagnia dei loro amanti, soprattutto durante la pannychis, come ricorda Alcifrone. Ha invece a che vedere con quanto affermano gli Arconti e con quanto avevamo già visto in parte a proposito delle Thesmophoria: si tratta dei doni di Demetra e di Bacco, le cui manifestazioni materiali sono il pane ed il vino, la vita civilizzata e la procreazione ad ogni livello, mentre a proposito di quelle spirituali non è lecito parlare, trattandosi di Mysteria.

 

L’unica distinzione che appare evidente è che le etere e le prostitute festeggiavano anche in compagnia degli uomini, mentre le donne sposate con le sacerdotesse nel Santuario; ad ogni modo, è una festa assai gioiosa, cui partecipavano e sacrificavano “tutti i cittadini di Eleusi”. (schol. Luc. Dial. VII, 4; IG II2 1299; Alciphr. 2. 37. 1, 4. 6. 3, 4. 14. 8, 4. 18. 4, 17)

 

Probabilmente sempre durante la notte erano accesi grandi fuochi, come attesta l’enorme mole di legna da ardere presente nella lista per le spese della festa (IG II2 1672, 124); è interessante notare che le Haloa possono appunto essere tradotte con ‘feste dell’aia’ e, trattandosi di Eleusi, una in particolare viene in mente, ossia quella citata da Pausania: “qui è mostrata l’aia (ἅλως) detta di Trittolemo” (Paus. I, 38, 6) e forse in connessione con questo è quanto narrato da Plutarco a proposito delle ‘feste del fuoco’ a Delfi, Septerion, in cui il ‘palazzo’ di legna da ardere era costruito attorno all’aia. (Plut. De Def. Orac. 15, 418 a-b): abbiamo così una spiegazione chiara di questa festa che coinvolge le aie in un periodo in cui sono assolutamente inutilizzate a fini agricoli.

 

Demostene ricorda che lo Ierofante Archia “fu accusato di empietà perché aveva offerto durante le Haloa il sacrificio di una vittima animale sull’eschara nella corte ad Eleusi”. Empietà per due motivi: “non è permesso in quel giorno offrire sacrifici animali, e comunque il sacrificio non era compito suo ma della sacerdotessa.” Inoltre, Demostene afferma chiaramente che si tratta di empietà nei confronti di Dioniso. (Dem. 59.116-117) Dunque è evidente che i sacrifici compiuti alle Haloa (almeno quelli presso l’altare ‘esterno’ del Santuario) sono compito della sacerdotessa e sono in onore di Dioniso, ed incruenti. Ora, il genere di offerte, l’importanza della sacerdotessa e il fatto che siano da offrire presso l’eschara di Eleusi, indicano chiaramente che si onora quel Dio dalla doppia natura che spesso ci è venuto incontro nelle nostre ricerche…

 

Come si evince da Demostene, i sacrifici e le cerimonie non avevano luogo nella parte più sacra del Santuario, bensì si tenevano nell’ampio cortile che precede i Grandi Propilei; l’eschara di cui parla Demostene, che è ancora visibile in situ, si trova accanto al tempio di Artemide Propylaia e Poseidone Patêr (Paus. I, 38, 6). E’ importante notare che un sacerdote dei Kerykes serviva Poseidone sotto due appellativi particolari, Prosbatêrios e Themeliouchos, e anche Zeus Horios e Athena Horia, Protettori dei confini (Clinton, Sacr. Officials 50-2 lines 16-17)- come abbiamo visto, a Delo si offrivano sacrifici proprio a Poseidone Temeliouchos nel mese di Poseidon, e il calendario di Erchia prevede un sacrificio a Zeus Horios e Athena Horia proprio il sedici di questo stesso mese (questa stessa data è fissata nel calendario eleusino per le deliberazioni a proposito dei confini, horoi, dell’orgas  eleusina. Cfr. LSCG 32). Dal momento che per le Haloa è attestata una processione in onore di Poseidone Patêr (Paus. Att. a.76 Erbse; Schol. Eusth. Il. 9.530, 710), possiamo inferire che le forme di Poseidone venerate in questa occasione sono Patêr, Prosbatêrios (‘degli avvicinamenti’) e Themeliouchos (‘delle fondazioni’).

Si teneva infine un πάτριος ἀγών, un agone ancestrale, in occasione delle Haloa- ma su di esso non abbiamo nessun particolare aggiuntivo- non sappiamo purtroppo se fosse un agone sportivo, teatrale o di altro genere. Orientativamente, dovrebbe trattarsi di qualcosa in linea con lo spirito delle feste del mese… (IG II2 1299, 29)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s